
Per salvare i paesi serve il turismo o i residenti? Magari tutti e due …- di Filippo Veltri
Nel meraviglioso dibattito che ha contraddistinto tutto l’anno che sta per chiudersi su restanza e ritornanza, i suoi valori, la sua essenza più vera, anche il suo folklore e quant’altro, si è inserita di recente una bella e decisiva domanda: per salvare l’Italia dei borghi bisogna aprirla al turismo? Cioè farla diventare tutta una succursale, ovviamente in scala ridotta, di Roma, Venezia e Firenze?
Il grande storico dell’arte Antonio Paolucci (che fu anche Ministro e direttore degli Uffizi e dei Musei Vaticani) anni fa disse testualmente che in Italia il museo esce dai suoi confini e ‘’occupa ogni angolo delle città e sta all’ombra di ogni campanile’’. Tutta una corrente culturale e politica pensa dunque che – se non ovviamente nelle dimensioni di quelle città d’arte che stanno peraltro soffocando di turismo di massa – si dovrebbe e si potrebbe spostare quella domanda turistica/residenziale che viene dall’estero anche nei piccoli centri che rischiano di morire di spopolamento soprattutto per mancanza di mezzi economici e di prospettive per il futuro.
In Calabria in piccole e ridotte dimensioni questa offerta a quella domanda di turismo di un certo tipo in parte esiste già, se solo si pensa a Badolato tanto per fare un solo esempio, divenuta negli anni una meta ricercata del turismo mondiale. Parliamo però sempre di piccole cifre in confronto a quelle delle grandi città, ma il punto vero di domanda è un altro: serve o no intercettare flussi di questa ondata del turismo di massa che ha investito l’Italia dal dopo pandemia e dirottarli in questa enorme zona interna per frenare e bloccare lo spopolamento?
E salverebbe tutto ciò questi borghi dalla loro fine e, in ogni caso, dal drammatico vissuto che avviene sotto i nostri occhi anno dopo anno? E ancora: siamo sicuri che il turista che vuole vivere la semplicità, il mangiare sano e naturale e l’ambiente dei vari Badolato sia il futuro?
E infine: il ricambio stagione dopo stagione del turista nelle nostre zone di collina e di montagna (che sono quasi l’80% dell’intera Calabria) salverà il futuro, o non è invece necessario e indispensabile un massiccio intervento economico in termini di socialità, servizi, infrastrutture, sanità, scuole etc. etc.? Chi ci resterà più in questi borghi se non c’è un aiuto stabile, programmato, certo che consideri non il turista ma il residente?
Qualcuno ha scritto che abbiamo più bisogno di residenti che di turisti. Magari di tutti e due, nel senso che i turisti arrivano e restano se i residenti ci sono e non trovano borghi magari suggestivi e belli ma drammaticamente vuoti.
È stato detto che ci vogliono i così detti affetti stabili e pensare anche ad iniziative come quelle in passato fatte in alcuni paesi europei (Portogallo e non solo) per attrarre e fare venire da noi con tassazioni agevolate anziani da altri paesi. Ma anche lì ci si troverà difronte al cuore duro dei problemi: chi ci verrà se non funziona la sanità, se le strade sono quelle che sono, se i trasporti sono questi, se i servizi primari a volte mancano?
Le bellezze nostre sono innegabili ma non bastano certo i meravigliosi servizi televisivi che ci restituiscono panorami mozzafiato, boschi incantati, spiagge da sogno a cancellare tutto il resto. Figuriamoci poi a far tornare in maniera consistente calabresi dall’estero o dall’Italia in Calabria! Certo: gli esempi in questa direzione non mancano, questo giornale ne ha raccolti e illustrati nel 2024 e 2025 decine e decine e il fenomeno va ovviamente al di là dei borghi e dei piccoli centri ma deve essere incentivato e curato con investimenti e programmazione.
I buoni sentimenti e la buona volontà da soli non bastano. Ci vuole la politica seria e non parolaia. Sennò il turismo o altro non salveranno questo patrimonio enorme e bellissimo.
Ha scritto così nel giorno di Natale Vito Teti: ‘’….I paesi in abbandono sono le moderne scenografie degli spettacoli dei mesi estivi, perché d’inverno ognuno si guarda bene di andare nei luoghi del freddo e dell’oscurità, dove non ci sono balli, locali per bere o ascoltare musica. I paesi vengono trasformati in mito, in Eden o in luoghi invivibili, impossibili, senza futuro. Abbiamo inventato i paesi dei balocchi, i paesi market, dove con violenza dei social vengono offerti buoni sentimenti al costo di un ‘euro’’’.
Auguri a tutti per il nuovo anno in arrivo!
da “il Quotidiano del Sud” del 27 dicembre 2025
