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Sondaggio elettorale: numeri e tempi ci dicono che la partita è aperta.-di Filippo Veltri

Sondaggio elettorale: numeri e tempi ci dicono che la partita è aperta.-di Filippo Veltri

Il sondaggio dell’istituto Noto illustrato ieri sera agli italiani sulle elezioni in Calabria presenta come tutti i sondaggi più chiavi di lettura ma un dato ci appare leggibile a prima vista: la partita per il Presidente tra Occhiuto e Tridico a 25 giorni dal voto è tutt’altro che chiusa come alcuni rilevamenti dei primi giorni sembravano mostrare.

Il vantaggio di Occhiuto è netto ma non nettissimo, meno di 9 punti percentuali, ma le liste sono state depositate da soli tre giorni e la vera campagna elettorale tra i contendenti al seggio di Palazzo Campanella è solo all’inizio e sui territori stanno per calare i big dei partiti maggiori, Schlein e Donzelli nei prossimi giorni, dopo Giuseppe Conte che è stato nel fine settimana scorso nel primo giro calabrese di Tridico e Matteo Salvini che ha già presenziato al lancio della lista della Lega.

Il tempo a disposizione del centro sinistra (orribile la definizione di campo largo o larghissimo) non è molto e tutta la coalizione a sostegno di Roberto Occhiuto è in campo senza evidenti smagliature al suo interno e si dice certa del successo finale. Sull’altro fronte è arrivata invece la mazzata della incandidabilità di un pezzo da 90 come Mimmo Lucano nelle liste di AVS (vedremo come finirà il ricorso annunciato), che oggettivamente pesa al di là ed oltre l’impegno forte, anzi di più, che il sindaco di Riace ha annunciato nelle prime dichiarazioni dopo la pronuncia della Corte d’Appello.

Nelle due circoscrizioni – Nord e Sud – in cui Lucano era presente si apre ora un vuoto ed è inevitabile che tutto ciò pesi anche nella mobilitazione a favore di Tridico, anche se i leader nazionali Fratoianni e Bonelli (anche loro attesi a giorni) mostrano sicurezza.

Occhiuto partiva con un vantaggio oggettivo, di tempo e di posizionamento sul campo, quasi 20 giorni avanti al suo avversario che è uscito fuori solo dopo Ferragosto e quindi occorrerà ora vedere se nei 25 giorni che mancano al voto la coalizione dell’europarlamentare di 5 Stelle metterà in campo la forza, la coesione, le parole d’ordine necessarie a quella che in ogni caso sarebbe una clamorosa rimonta.

Il punto di fondo resta sempre quello più volte sottolineato su queste pagine e che il sondaggio stesso di Noto ieri ha messo in luce nel dato che riguarda però altre regioni oltre la Calabria: il dato dell’astensionismo e degli indecisi che si attesta ancora una volta ben sotto la soglia critica del 50%.

Se questa cifra salirà è del tutto evidente che i successivi sondaggi e le intenzioni di voto per i singoli partiti sono destinati a mutare (ovviamente non è chiaro in quale direzione) e a rendere gli ultimissimi giorni di campagna elettorale ancora più infuocati di quanto non siano in realtà già stati.

Ieri sera gli stati maggiori dei partiti e delle alleanze mostravano molta cautela perché appunto il dato fotografa il primo posto al 54% di Roberto Occhiuto, che non è però vicino a quel 60% di cui si parlava nei giorni scorsi, mentre il 45,5% di Tridico dopo due settimana di discesa in campo oggettivamente dà coraggio al professore, indicando appunto che la partita è tutt’altro che chiusa.

Ora Occhiuto e Tridico sono attesi al rush finale, ai confronti – in diretta e non – che già sono stati programmati in varie piazze della Calabria. Soprattutto sono attesi a chiarire agli elettori il quadro del loro programma e delle loro intenzioni al di là delle declamazioni da campagna elettorale.

I calabresi – che già non si aspettavano una nuova elezione piombata in piena estate a spiagge e monti affollati (si fa per dire ma insomma sempre un poco è) – ancora in molti non sanno nemmeno che si voterà e per decidere il futuro ci vorrà un impegno titanico per convincerli a recarsi alle urne e a scegliere. Solo che stavolta tirarsi indietro non appare davvero come la scelta più giusta: lamentarsi dopo servirà a poco. Anzi a niente.

da “il Quotidiano del Sud” del 10 settembre 2025

Appello per Mimmo Lucano in Consiglio Regionale

Appello per Mimmo Lucano in Consiglio Regionale

Una presenza prestigiosa e trainante, in cui si riassume un’utopia concreta: quella della RIACE
accogliente, inclusiva, solidale, capace di ridare vita ad un paese in via di abbandono, come
quasi tutti i paesi delle zone interne della regione, attraverso una nuova idea e pratica dello
sviluppo locale.

Non si tratta di un percorso individuale ma di un’ esperienza inedita, difficile e affascinante
costruita in vent’anni attraverso un’ampia partecipazione corale – accanto a Mimmo Lucano – di
apporti culturali, politici e umani provenienti da tutta Italia e da molte parti dell’Europa.
RIACE è un modello di riferimento mondiale sui temi dell’accoglienza e dello sviluppo locale
“dolce”, basato su inclusione e lavoro, su integrazione sociale e partecipazione. Un modello che,
nel post pandemia, si presenta come un vero e proprio paradigma per alimentare relazioni umane
ed economie circolari, sostenibili e durature nelle zone interne e nell’insieme delle aree
marginalizzate da un trentennio di politiche liberiste.

Mimmo Lucano è un’icona di attaccamento e radicamento al proprio paese, alla terra, alla
Calabria. Non un radicamento chiuso, autocontenuto, localistico, bensì un radicamento dinamico
e aperto agli influssi esterni. Per Mimmo Lucano la forte simbiosi con la propria terra non
significa chiusura agli esterni, agli stranieri, al contrario la forza e l’originalità del suo modello è proprio la capacità di ibridazione tra locale ed esterno, tra bisogni dei nativi e bisogni dei nuovi
arrivi, tra i desideri di rinascita dei paesi e le speranze di ricominciare altrove degli immigrati.
Dunque è del tutto “naturale” la candidatura di Mimmo Lucano in una lista a sostegno dello
pseudo “straniero” De Magistris candidato a Presidente della Calabria. Una candidatura, peraltro,
che se da una parte ha forte connotato identitario, per la sua spiazzante originalità va ben al di
là del centrosinistra e ben oltre la nostra regione.

Radicamento non vuol dire isolamento.
Anche per questo un modello – in cui la visione locale si innesta in una globale – è diventato con
Mimmo Lucano l’espressione nel mondo dell’Altra Calabria e, insieme, di un altro Pianeta possibile.

Mimmo Lucano, che si è candidato con la sola forza delle sue idee, della sua grande umanità e
con l’esperienza concreta della sua Riace, rischia paradossalmente di apparire, proprio per
queste sue qualità, una sorta di “alieno”. In particolare in questa competizione elettorale che
egli ha affrontato “a mani nude”, con il sostegno delle persone candidate nella sua lista e dei
volontari impegnati nel coordinamento della campagna elettorale.

Ecco perché riteniamo necessario che, accanto a chi è già in campo, si muova, non stando alla finestra o dileguandosi, tanta gente libera che crede in valori importanti e vuole contribuire, mettendoci la faccia, ad aprire – attraverso una precisa scelta di campo- uno squarcio sul futuro amministrativo,
economico e sociale desiderabile della propria terra.

Noi, pur nel rispetto di opinioni diverse e degli altri candidati impegnati nel progetto di
cambiamento , lanciamo un appello a tutti i Calabresi che ne hanno conosciuto ed apprezzato la
storia ma anche agli altri ( soprattutto i delusi della politica altrimenti orientati all’astensionismo)a VOTARE MIMMO LUCANO

PERCHÉ LA SUA PRESENZA IN CONSIGLIO REGIONALE SAREBBE DI PER SÉ SPECIALE,
DIROMPENTE E CONSENTIREBBE DI METTERE IN MOTO CON PIU’ ENERGIA LE FORZE
INTERESSATE AL CAMBIAMENTO E ALLA TRASFORMAZIONE SOCIALE E POLITICA DELLA
CALABRIA, QUALUNQUE POTRA’ ESSERE LO SCENARIO CHE USCIRÀ DALLA
COMPETIZIONE.

Quello di Lucano sarebbe un servizio fortemente utile a tutti i cittadini, con una attenzione particolare agli
“ultimi”, agli “invisibili” e ai “non garantiti” nei propri diritti.
Ci impegniamo – e lo chiediamo a ciascuno – a contribuire in modo concreto, a dare maggiore
solidità e prospettiva agli ideali, ai sogni, alle utopie di Mimmo Lucano. E’ l’ occasione giusta
per farli nostri e provare almeno in parte a realizzarli.
Primi firmatari:

Mimmo Rizzuti- docente, attivista politico-sociale-
Nuccio Barillà –ambientalista, pubblicista-
Piero Bevilacqua storico, saggista-
Mimmo Cersosimo- economista, docente UNICAL –
Maria Josè Attinà- docente volontaria-
Edoardo Bai medico, comitato scientifico medici per l’ambiente(ISDE) –
Erminia Barca insegnante –
Cecilia Cavallo insegnante ,
Alessandra Corrado-sociologa – docente UNICAL-
Giuseppina Cundari neuropsichiatra infantile-
Piero Fantozzi – sociologo, docente UNICAL-,
Luigi Ferraro già presidente CAF CGIL Cosenza,
Stefania Fratto responsabile Centro Antiviolenza Mirabal,
Giuseppe Gaudio primo ricercatore centro politiche e bioeconomia- CREA,
Peppino Lavorato storico dirigente del PCI Calabrese, sindaco anti ndrangheta di Rosarno-
Rita Latella psicologa-
Maria Francesca Lucanto- Responsabile
BIBLIOTECA DONNE BRUZIE- Ugo Melchionda-Coordinatore GREI 250 –
Corrispondente OCSE
per INTERNATIONAL MIGRATION OUTLOOK-
Tomaso Montanari Rettore UNIVERSITÀ PER STRANIERI SIENA dal 1 Novembre 2021, commentatore politico- Ercole Giap Parini direttore DISPES UNICAL dal 1 novembre 2021 –
Romolo Perrotta Ricercatore UNICAL,
Riccardo Petrella
socioeconomista- saggista presidente AGORA’ degli ABITANTI della TERRA,
Piero Polimeni
ingegnere, ambientalista-
Francesca Prestia ARTISTA-cantastorie, docente-
Santa Rodà
casalinga-
Battista Sangineto-Archeologo docente UNICAL,
Enzo Scandurra scrittore saggista ,
Martina Talarico UNIURB,
Anna Maria Vitale sociologa docente UNICAL , A
lberto Ziparo-docente UNIVERSITA’. Firenze-
Per aderire scrivere a: mimmo.rz@gmail.com

L’occasione che i calabresi non possono perdere.-di Piero Bevilacqua

L’occasione che i calabresi non possono perdere.-di Piero Bevilacqua

Grande è la confusione sotto il cielo della Calabria a poco più di un mese dalle elezioni regionali.Molti i gruppi in campo, molti i nomi, che affondano e riemergono, pochissime idee programmatiche, nessun progetto visibile.Tranne l’eccezione De Magistris. Eppure, se si possiede un po’ di prospettiva storica, se si conoscono le vicende politiche nazionali degli ultimi anni, se si esaminano le scelte politiche dei partiti, la nebbia presente si dirada, la confusione svanisce, alcuni aspetti della battaglia elettorale in corso diventano semplici, perfino banali.

Almeno due verità inoppugnabili vanno dette oggi ai calabresi, che si trovano davanti alla possibilità di cambiare il proprio destino o di assistere all’ennesima, avvilente replica di una vecchia storia: il ritorno della regione in mano a gruppi di potere che amministrano clientele e non promuovono alcun progetto di trasformazione profonda della Calabria.

La verità più nota è che, soprattutto nella nostra regione, tanto le formazioni della destra, quanto il Partito democratico non sono più partiti, ma aggregati di potere, gruppi clientelari portatori di pacchetti di voti, la cui azione di governo si traduce, di legislatura in legislatura, nella continua mediazione per soddisfare le richieste eterogenee e particolari di tali raggruppamenti. Con i risultati, sulle condizioni della regione, storicamente constatabili da tutti.

La seconda verità, meno nota, è che tanto la destra nazionale, in primo luogo la Lega, quanto il PD, hanno accettato le lettura che dell’intero Mezzogiorno fa da tempo la borgesia industriale del Nord, la sua stampa di riferimento ( La Repubblica, Il Corriere, La Stampa), gruppi intellettuali, settori di opinione pubblica, formazioni politiche:questa parte d’Italia è una palla al piede del Paese, impedisce all’economia del Nord di competere con le grandi regioni industriali del Nord Europa ( come la Baviera), e perciò bisogna sganciare le aree più dinamiche e più prospere dai “vagoni più arretrati”, con vantaggio generale dell’Italia.

Tale narrazione sbagliata sotto tutti i profili, anche quello economico (come hanno mostrato gli studi dello SVIMEZ) ispira, come è noto, la richiesta di autonomia differenziata avanzata da Veneto e Lombardia e poi dall’Emilia Romagna, presieduta da Stefano Bonacci, autorevole dirigente del PD. Gran parte del gruppo dirigente di questo partito è convinta di tale interpretazione, o è del tutto indifferente alle vicende che riguardano il destino generale del Sud e dell’Italia.

Nel migliore dei casi cercano delle vie per rendere meno devastante la secessione, come fa Francesco Boccia, che ha curato i rapporti con le regioni nel precedente governo e ora lo fa per il PD. Ma l’aspetto più grave è che perfino autorevoli presidenti di regioni meridionali, come De Luca ed Emiliano, nel 2019, nel momento in cui la Lega stava per fare approvare in Parlamento l’autonomia differenziata, non hanno mostrato la benché minima opposizione a un progetto che emarginava irrimediabimente il Sud e metteva in pericolo l’unità del Paese. E qui debbo evocare una esperienza personale.

In quelle concitate settimane, in gennaio, io scrissi una lettera aperta ad Emiliano, presidente della Puglia, pubblicata sulla Gazzetta del Mezzogiorno, perché esprimesse una esplicita condanna di quella forma camuffata di secessione. Non ci fu alcuna risposta e nessuna azione. E per completezza di informazione debbo ricordare che l’unica figura istituzionale meridionale di rilievo, che si schierò contro l’autonomia differenziata, fu il sindaco di Napoli, Luigi De Magistris, il quale, invitato da un gruppo di cui facevo parte, venne a Roma e tenne un vigoroso comizio davanti il palazzo di Montecitorio.

Tutto questo prova ampiamente che al Partito democratico, come alla destra, importa poco o nulla del destino in sé della Calabria, se non come pedina nei rapporti di forza nazionali. Ora, la chiarezza semplicissima cui facevo riferimento consiste in questo: i calabresi che votano per la destra devono sapere che danno un voto a favore della secessione delle regioni del Nord, per accrescere il distacco delle aree del Sud dal resto del Paese.

Questo è il programma nazionale della Lega approvato dagli alleati. Chi vota per il PD vota in realtà per la sconfitta del fronte democratico. E’ evidente a tutti che questo partito e l’intero centro sinistra sono caduti nel discredito generale, disamorando anche i loro antichi elettori.

L’enorme difficoltà che il PD ha mostrato negli ultimi mesi nel trovare un canditato presentabile quale presidente della Regione, mostra il disfacimento di questo partito, un arcipelago di gruppi, privo ormai, come la destra, di qualunque cultura politica , senza il benché minimo progetto di rinnovamento strutturale della Calabria. E dovrebbe costituire ragione di umiliazione e di offesa, per i calabresi, che le designazioni dei candidati, una più fallimentare dell’altra, partissero da Roma.

Ora, l’ultima semplice verità da dire è che il Partito democratico, certo della sconfitta, gioca tuttavia una sua partita elettorale: quella di impedire che vinca Luigi De Magistris.Non è affatto un paradosso. Per i gruppi di potere che operano in quel partito “destra” e “ sinistra” non hanno alcun significato. Quel che importa è poter realizzare, anche dall’opposizione, tramite i dovuti compromessi con i gruppi di destra, le operazioni e gli affari che ispirano la loro condotta. E questo, con De Magistris presidente, sarebbe molto più difficile o impossibile.

Per tale ragione è evidentissimo che chi voterà per il PD in realtà voterà a favore della destra, con tutti i danni che deriveranno alla Calabria. Perciò mi permetto di rivolgermi ad Amalia Bruni, persona degna, che ha lasciato le proprie ricerche per entrare in un mondo che non è il suo, per chiederle di riflettere sul ruolo ingrato e anticalabrese che le è stato assegnato.

da “il Quotidiano del Sud” del 24 agosto 2021.