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Besostri, ostinato difensore della Costituzione.-di Enzo Paolini

Besostri, ostinato difensore della Costituzione.-di Enzo Paolini

Con la scomparsa di FELICE BESOSTRI proprio nel giorno in cui il Senato avvia l’esame delle norme di stravolgimento dell’assetto costituzionale del Paese, se ne è andato non solo un raffinato giurista ed avvocato di grande prestigio ma soprattutto un ostinato e generoso difensore della nostra Costituzione.

Partecipando come codifensore alla sua ultima udienza tenutasi al Tribunale di Castrovillari, dinanzi al Giudice Di Pede ho ascoltato, insieme al gruppo di amici presenti nell’occasione, una straordinaria, lucidissima lezione sui meccanismi di elezione del Parlamento europeo e sul difetto di rappresentanza delle minoranze linguistiche.

Combatteva contro la malattia ma combatteva soprattutto, con la sua forza d’animo, le battaglie in difesa dei principi e dei valori della Costituzione. Riteneva le leggi elettorali varate un vulnus al diritto del cittadino di scegliere e decidere la rappresentanza parlamentare.

In lui cultura giuridica e passione politica interagivano simbioticamente facendone un personaggio di altissimo livello. Senatore nelle liste dell’Ulivo, non si è mai allontanato dall’appartenenza socialista contribuendo, dopo l’estinzione giudiziaria della Prima Repubblica, ad alimentare il dibattito politico con iniziative di matrice autenticamente socialista.

Ho avuto il privilegio di beneficiare dell’insegnamento e della esperienza di Felice Besostri, della sua competenza affiancandolo, nelle battaglie contro il parlamento dei “nominati” e le astuzie manipolatrici della “casta”.

Grazie a Felice Besostri non si è spenta – e non si spegnerà – la resistenza contro la deriva antiparlamentare ed antidemocratica. Ha fatto vedere a me e ad altri avvocati come si affrontano le battaglie politiche e giudiziarie senza timore essere in pochi, quasi da soli, senza rimanere in retroguardia, senza appiattirsi sulle convenienze, senza assecondare l’andazzo del momento, resistendo alle frustrazioni determinate dalla subcultura vincente.

L’ho visto nelle situazioni più disparate, determinato in aula, convincente nei confronti, gioviale nei momenti conviviali, mai banale e attento ad ogni aspetto del contesto in cui si trovava.
Ci lascia un esempio di rara coerenza politica e passione civica che le nuove generazioni dovrebbero assumere come punto di riferimento.

Per me se ne va un amico col quale ho intrattenuto intensi rapporti che andavano al di là delle condivisioni professionali poiché riconducibili a quella produzione culturale che si intreccia con la politica e la nobilita.

Era diventato un estimatore del Premio Sila e ne è stato un attento ed acuto osservatore. Anche per questo sentiremo la sua mancanza.

da “il Quotidiano del Sud” del 16 gennaio 2024

Sulle politiche, non solo, culturali.-di Massimo Veltri

Sulle politiche, non solo, culturali.-di Massimo Veltri

È calato il sipario sull’edizione 2023 del Premio Sila e, lungo la scia degli anni precedenti, ha visto sfilare davanti a platee affollate e partecipi prodotti editoriali e personalità della cultura nazionale che hanno presentato libri e trattato argomenti di attualità e contenuti di estremo interesse.

Letteratura, saggistica, anche opere pittoriche e il consueto premio alla carriera destinato a chi si è distinto in maniera particolare nel proprio settore di attività in un premio che fu una felice intuizione di Giacomo Mancini e dopo qualche anno di silenzio è ritornato, una decina di anni fa, grazie a Enzo Paolini.

Erano altri tempi, si era nel 1949, e l’obiettivo era allora quello di rilanciare l’attività culturale calabrese dopo il periodo fascista e il secondo dopoguerra.

Il nuovo Premio Sila ha ripreso le fila di un discorso interrotto per stimolare, in un periodo storico complesso e difficile, la ricostruzione di un tessuto sociale attraverso percorsi culturali che richiedono attenzione, sensibilità e partecipazione, ribadendo il primato della cultura, della conoscenza, dell’esercizio dello spirito critico.

Gli statuti, differenti nell’articolazione della loro ragion d’essere, sono significativamente convergenti nelle finalità e nei contenuti: e parimenti urgente è la necessità di far leva sul coinvolgimento dei saperi nell’opera di costruzione di un tessuto connettivo improntato alla prefigurazione di un futuro che facendo tesoro del passato sia quanto mai scevro di contaminazioni passatiste e nostalgiche.

Sono stati moltissimi i giovani presenti agli eventi e non soltanto tramite la loro partecipazione attiva nella giuria popolare che affianca i giurati per così dire istituzionali mentre non è una notizia soltanto di quest’anno la relativa affluenza dei ceti intellettuali calabresi, inclusa quella delle università.

La borghesia professionale facente capo ai tanti rami delle attività, da quelle umanistiche a quelle economiche a quelle giuridiche, periodicamente fornisce una rappresentazione di sé in buona misura avulsa da momenti in cui potrebbe fornire contributi originali e attivi oltre che fruire di eventi stimolanti.

Non è fenomeno ascrivibile soltanto al premio Sila, in una città ricca almeno sulla carta di un cartellone intrigante e variegato, e proprio quando nel dibattito nazionale tengono banco temi in buona misura connessi. Quello del meridionalismo, nell’epoca del regionalismo differenziato, e l’altro della mancanza di contributi analitici e propositivi dei circoli della conoscenza nel delineare un profilo di crescita del paese.

È difficile dire quali possano essere le cause che presiedono a tale stato di cose che è si particolare ma anche con forti venature nazionali: per certo contribuiscono sfiducia e autoreferenzialità, non indifferente la non immediata individuazione di punti di riferimento cui rivolgersi: forse una discussione franca aiuterebbe.

dal “Quotidiano del Sud” del 28 giugno 2023