Un Belpaese immerso nel dualismo.-di Michele Fumagallo

Un Belpaese immerso nel dualismo.-di Michele Fumagallo

l volume che Pino Ippolito Armino ha dato alle stampe per Laterza, Storia dell’Italia meridionale (pp. 326, euro 20), è un ulteriore tassello sull’antica Questione che ha accompagnato per decenni il nostro paese, ma è anche un compendio utile a capire e porsi domande sul futuro del Mezzogiorno. Magari, per tornare a porsi la domanda decisiva: quella Questione esiste ancora in Italia nei termini in cui è stata affrontata nei decenni passati?

Intanto, attraversiamo questa storia che, oltre a sintetizzare bene ciò che è avvenuto prima e dopo il Risorgimento, sottolinea senza equivoci la miseria della reazione borbonica al movimento risorgimentale ma anche le incongruenze di chi si assunse con la definitiva unità del territorio italiano la responsabilità di organizzare il futuro.

L’AUTORE, già nell’introduzione mette le cose in chiaro: «L’Italia è un paese fortemente duale. Oltre 160 anni fa il Risorgimento ha fatto dell’Italia una nazione sola. Perché allora questo contrasto? Il professore Richard Lynn nel 2010 ha trovato una risposta nei quozienti intellettivi diversi per gli abitanti delle due Italie. Questo libro è dedicato a chi non è soddisfatto di questa risposta e ritiene che la spiegazione del dualismo italiano, come di qualsiasi altro fenomeno sociale, vada cercata nella storia». E per esempio nella reazione antipopolare dell’universo borbonico che dominava il Regno delle Due Sicilie, con le sue repressioni feroci dei moti libertari nel tentativo di bloccare l’orologio della storia che aveva ripreso a battere con la Rivoluzione napoletana del 1799.

Sicuramente, le cose sarebbero andate in modo diverso se il Regno delle Due Sicilie avesse cavalcato insieme agli altri l’ideale dell’unificazione, un vento che spingeva da tantissimi anni in quella direzione: il che toglie ogni argomento a qualsiasi dissertazione neoborbonica su di una presunta colonizzazione «piemontese». Ma anche, per stare dalla parte giusta della storia (quella risorgimentale), le incongruenze di un movimento che ebbe varie linee al suo interno, a volte contrapposte, e che commise errori clamorosi, tra l’altro quello di umiliare l’esercito garibaldino volontario, costruito con grande idealismo ma a cui venne dato il benservito nel modo più cinico (mai tradire il volontariato…).

IL LIBRO, SEMPRE per rimanere ancorati al dominio della storia, accenna a spinte fortemente comuni delle due parti d’Italia avvenute dopo l’unificazione, sia in senso positivo (il ruolo, spesso dimenticato dagli studiosi, avuto da tantissimi meridionali nella Resistenza nel Centro-Nord) sia in senso negativo (la mafia che non trova significative opposizioni quando si espande oltre il Sud, dimostrando di essere un fenomeno storico e non antropologico).

In conclusione, dice l’autore, «il Mezzogiorno indebolito e privo di una strategia per il futuro, appare oggi più che mai incapace di reagire a tante sfide». E, in effetti, solo un rinnovato interesse verso i territori (quello meridionale in primis) potrebbe capovolgere la situazione.

da “il Manifesto” del 15 agosto 2025

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