
Giustizia. Tante firme per l’altro referendum.-di Filippo Veltri
La raccolta delle firme per il referendum sulla legge Nordio sta fornendo risultati positivi, ben oltre le previsioni. Prosegue infatti fino al 31 gennaio ma ormai sono state raggiunte le 500.000 firme necessarie (con dati di ieri siamo infatti al 100%) per diventare un soggetto promotore con tutte le garanzie previste dalla legge. L’iniziativa sta ottenendo una risposta oltre il previsto perché ha incontrato un sentimento diffuso nell’opinione pubblica che vuole contrastare soprattutto l’arroganza delle destre nell’uso del potere e della maggioranza parlamentare.
Il Comitato per il No – presieduto da Giovanni Bachelet – che unifica le organizzazioni della società civile ha deciso di sostenere la raccolta delle firme, considerandola la prima iniziativa che il Comitato per il No sostiene proprio per entrare più rapidamente nella campagna elettorale, che ha il compito di spiegare le ragioni della richiesta ad elettrici ed elettori anzitutto di recarsi a votare per decidere e votare NO nel referendum per bocciare la legge Nordio
Dall’assemblea nazionale del 10 gennaio scorso è partita così una forte indicazione per iniziative in tutto il paese, accompagnando la raccolta delle firme con la costruzione dei comitati locali per il No. A Catanzaro è stato già costituito e a Cosenza sarà fatto martedì 20 nel salone della CGIL.
Per vincere il referendum – è stato il cuore della manifestazione di sabato scorso- non basterà la mobilitazione necessari per raccogliere almeno 500.000 firme, per quanto sia importante, ma occorre immaginare una campagna ben più ampia, diffusa, chiara, in grado di arrivare ovunque con argomenti convincenti.
La legge Nordio che pretende di cambiare la Costituzione è stata proposta dal Governo, mentre le modifiche alla nostra Carta Costituzionale dovrebbe essere materia del Parlamento, il quale invece ha solo assistito passivamente alla discussione. La legge Nordio è stata infatti approvata nelle 4 letture (previste dall’articolo 138 della Costituzione) senza dare la possibilità di alcuna modifica da parte dei parlamentari, sia di maggioranza che di opposizione. A questo punto l’unica possibilità che resta a disposizione di elettrici ed elettori per fermare l’attacco all’indipendenza dei magistrati è la vittoria del No nel referendum che il Governo ha fissato per il 22 e 23 marzo prossimi (a meno di interventi della Suprema Corte).
Il governo ha voluta ad ogni costo questa legge perché non sopporta i controlli dei magistrati (vale la pena rileggere a tal proposito le parole della premier Meloni nella conferenza stampa della scorsa settimana) e in questa allergia ai controlli istituzionali somma tutto e il suo contrario: dalle sentenze sui diritti degli immigrati che continuano a lasciare vuoti i centri in Albania fino alla Corte dei Conti che ha costretto a rivedere l’attuazione del ponte sullo stretto alla luce delle norme italiane ed europee. La Corte dei Conti ha già subito le conseguenze delle sue decisioni con l’approvazione a tambur battente di una legge che taglia pesantemente le sue possibilità di intervenire e in sostanza è stato un antipasto di quello che accadrebbe se la legge Nordio venisse approvata.
La separazione delle carriere è in verità un obiettivo che serve solo a nascondere quello vero e cioè indebolire il ruolo del Consiglio superiore della Magistratura – cioè la rappresentanza dell’autogoverno della magistratura – che verrebbe diviso in 3: due Csm, uno per i Giudici, uno per i PM, più una Commissione disciplinare esterna ai Csm, cancellando il diritto dei magistrati di eleggere i loro rappresentanti (come è attualmente) per fare sorteggiare la loro rappresentanza, parificando la scelta della componente magistrati alla tombola di fine anno.
E’ evidente che l’obiettivo del governo è avere una magistratura addomesticata che interpreti la linea repressiva e securitaria del governo. Solo bocciando la legge Nordio si otterranno poi ripensamenti del governo sul premierato, altro stravolgimento della Costituzione, e sul tentativo di anticiparlo con una nuova legge elettorale, mentre sullo sfondo continuano le manovre di Calderoli, in combutta con alcune regioni del Nord, per aggirare le sentenze della Corte costituzionale sull’autonomia regionale differenziata.
da “il Quotidiano del Sud” del 17 gennaio 2026